Fase2: come riprendere a scattare

L'importanza della "Slow Photography"


Tempi difficili per chi come noi ama approcciarsi al paesaggio, alla natura e al senso di libertà che questo ci trasmette. Parlando strettamente dell'ambito fotografico, questa pandemia ha cambiato i nostri piani, ci ha impedito di prendere voli, ci ha costretti a scavare e raschiare il fondo del barile dei nostri hard disk nell'ardua impresa di trovarci magari uno scatto dimenticato, qualcosa di sfuggito e di non visto a primo impatto. Ci siamo ritrovati tutti a pulire sensori, liberare le SD, soffiare le lenti, riorganizzare i corredi, ma poi lo zaino è rimasto esattamente dove lo avevamo lasciato nei primi giorni di Marzo. Leggiamo ogni giorno del ritorno alla "libertà", alla così detta "Fase 2", ma sappiamo tutti cari amici e colleghi che servirà del tempo per tornare a quella che definiamo "normalità". Per molti questo non accadrà addirittura, la tanto fatidica "vita di prima" anche a livello fotografico potrebbe rappresentare un processo piuttosto lento. Eravamo abituati a ritrovarsi con molta facilità dall'altra parte del Mondo o quasi, a poter piazzare il cavalletto a poche ore di aereo in scenari fotograficamente appaganti. Che fare quindi? Come potremmo sopperire a questa nostra vitale mancanza?

In questo piccolo spazio virtuale cercherò di indicarvi un mio pensiero, fatto di esperienza soprattutto derivata dagli ultimi anni sul campo, di approccio alla fotografia più introspettiva e personale. La ricerca di una propria emozione da trasferire dal campo allo scatto è un'arma importante e una panacea che potrebbe sopperire alcune nostre mancanze o quantomeno verso coloro che fino ad oggi sono andati alla spasmodica ricerca dello scatto perfetto, da pubblicare sui social, che facesse il pieno di like e che come molti in questo caso puntasse a "giocare facile" ritraendo le classiche vedute e soggetti funzionali alla buona riuscita del consenso della platea social.



una mattina ventosa nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi

Mai come ora mi sento di aver fatto una scelta ponderata quando qualche anno fa ho voluto dare una brusca sterzata ai miei lavori, verso una strada non solo più adatta al mio modo di riprendere ciò che mi circonda, dal paesaggio più "open" al piccolo dettaglio, ma anche rivolta a una fotografia più responsabile, in luoghi a me più cari e che hanno ancora molto da esprimere. Un percorso che ha avuto il suo naturale decorrere del tempo e della mia sensibilità tutt'oggi ancora in fase di studio e sviluppo.


Diventa quindi fondamentale l'approccio diretto con luoghi a noi vicini, alla cosiddetta "slow Photography" a discapito di biglietti aerei e viaggi spesso consumati con la speranza e la volontà di riprendere uno scatto già visto e replicarlo.



foreste di querce in Toscana centrale


Non possiamo negare che viviamo in un Paese che ha molto da offrire da questo punto di vista, dalle coste alle montagne, passando per il patrimonio faunistico e floreale. Limitarsi alla corsa all' "attrazione" fotografica è un passo indietro e un'amputazione della propria capacità espressiva. Con l'augurio di riprendere presto a scattare, dedichiamo del tempo alla ricerca e alla nostra evoluzione per poi farne tesoro quando andremo di nuovo lontani ad ammirare altri pregevoli scenari.

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